Work
05:08
La sicurezza dell’incompetente
Marzo 11, 2019
Play Video

Riassunto del video

Quanto siamo bravi nel nostro lavoro? O meglio, quanto siamo più bravi degli altri?
Provate a darvi una risposta. Fatto?

Ok, abbiamo una brutta notizia per voi.

La ricerca psicologica suggerisce che non siamo molto bravi a valutare noi stessi in modo preciso e spesso sovrastimiamo le nostre capacità.

I ricercatori hanno un nome per questo fenomeno, l’effetto Dunning-Kruger.

Attraverso 100 casi studio è stato dimostrato che le persone hanno un’illusione di superiorità rispetto alle altre persone.
Nella media, le persone tendono a classificarsi meglio di quanto sono, in riferimento ad ogni disciplina, dalla guida alla medicina, dall’etica alla salute e alla leadership.

Lo studio, in particolare, ha rilevato che minori sono le competenze e maggiore é la valutazione di se stessi, rimanendo doppiamente vittime, si commettono errori e sopravvalutandosi, non si è in grado di porvi rimedio.

Maggiore è la competenza e maggiore è l’insicurezza, d’altro canto.
Gli esperti commettono l’errore opposto a quello degli incompetenti. Pensano che tutti siano informati come loro e non sono in grado di comprendere la loro superiorità.

Come evitare di cadere nell’effetto Dunning-Kruger?

1) Chiedere sempre feedback, per quanto dolorose possano essere le risposte.
2) Continuare ad imparare. Più conosciamo, migliori scelte possiamo fare.
3) Evitare il confronto con gli incompetenti. Vinceranno sempre loro (questa l’ha aggiunta l’octopus)

Le nostre considerazioni

Crediamo che l’effetto Dunning-Kruger sia un naturale passaggio della nostra formazione.
Se a 30 anni avessimo avuto la competenza dei 40 e la consapevolezza dei 50, saremmo stati dei supereroi.
Sfortunatamente, eravamo solo degli “snowflakes”. Ci sentivamo diversi, i migliori. Eravamo destinati a scioglierci come fiocchi di neve al sole.

Lo Zen descrive bene l’evoluzione di cui stiamo parlando in questi due scritti:

Quel che il mio maestro era solito indicare come “forte, ma rozzo” assomiglia, se non per alcuni dettagli, al modo di procedere del guerriero, che viene indicato dalle varie scuole come “yaburu” (spezzato). Questo atteggiamento è semplicemente privo di metodo. Yaburu significa che, grazie alla forza e al vigore dell’energia, si mette sotto i piedi l’avversario, senza evitarne la forza e senza cercare il fianco che ha lasciato scoperto, ci si precipita sicuri contro la forza dell’avversario e si colpisce come un macigno che cade. Ma se l’energia è ancora così traboccante e si è sprovvisti di metodo, una volta colpito l’avversario pratico nella tecnica, si casca completamente nella sua trappola insieme con quello che ci sta davanti e dietro.

E poi l’illuminazione:

Alcuni, per molti anni, hanno rivolto la propria volontà verso quest’arte, non si sono mai goduti un minuto di pace, hanno esercitato la loro energia e si sono impadroniti della tecnica, ma il loro cuore non si era ancora aperto alla vittoria e alla sconfitta. Nell’ira e nel risentimento, trascorsero mesi e anni. Successivamente, si unirono a un monaco zen e diventarono pratici del principio della vita e della morte, e quando sentirono che tutte le cose di questo mondo non sono altro che trasfigurazioni del cuore, il loro cuore si aprì subito e il loro spirito divenne calmo. Si liberarono da ciò a cui aspiravano e così divennero liberi. Avendo esercitato per molti anni la loro energia ed essendosi confrontati con la tecnica, avevano costruito le premesse per tale stato. Non si arriva a questo livello da un minuto all’altro.

Il concetto di collettivo di Viral Octopus, è studiato per ridurre i bias cognitivi. Le competenze specifiche dei vari specialisti ed il sitema di review e feedback, garantisce di essere meno esposti all’effetto Dunning-Kruger.

Contenuto curato da Pietro Bonomo
Ringraziamo per la segnalazione dei libri Zen Gianluca Lisi