Saper affrontare il fallimento è importante

Cos’è il fallimento?

Perché è importante?

Quali opzioni di gestione?

Come può essere affrontato in contesto organizzativo?

Il fallimento è spesso considerato un tabù o un aspetto da evitare con tutte le forze. Desidero parlartene presentandoti anche alcune best practices provenienti dal mondo aziendale.

Il fallimento è spesso svalutato, mal gestito, vissuto come emergenza o evitato

Dai dizionari Garzanti, Treccani e forniti da Corriere e La Repubblica è definito come esito negativo, insuccesso, errore, peccato, mancanza. Da altre definizioni emergono anche aspetti culturali legati al tema: insuccesso “totale”, rovina, disastro, pieno insuccesso e conclusione disastrosa, cosa o persona che è motivo di delusione, riconoscere l’inutilità dei propri sforzi. E’ presentato come un “mostro” da evitare.

Un significato ha anche un impatto in termini di atteggiamento e comportamento. 

Le conseguenze potrebbero essere differenti: evitarlo, negarlo, nasconderlo, addirittura non mettersi in gioco e non sperimentare strade altre se non quella identificata come quella giusta, seguendo la spinta ad essere perfetti secondo format cristallizzati. Il rischio è l’inibizione di innovazioni, sperimentazioni ed allargamenti di campi d’azione. Potrebbe anche innescare, in quei casi in cui non si è percepito di essere nelle condizioni ed in grado di “valere”, passività e “congelamento” con un blocco verso l’attività ed il desiderio.

Non sottovalutare il potere del fallimento, è fondamentale per crescita e sviluppo

Viviamo in una società caratterizzata da continui e veloci cambiamenti, che richiedono una capacità costante di aggiornarsi, informarsi, sintonizzarsi, ed anche cadere.

E’ anche per questa ragione che la capacità di fallire è più di altre necessaria.

Il fallimento è importante nella formazione dell’identità e nella regolazione delle emozioni. Esiste e consente la sopravvivenza. E’ un tema spesso e volentieri in molti contesti negato ed evitato, con strette analogie con il concetto di morte.

Sin dall’infanzia la funzionalità delle esperienze negative è connessa al regolamento del comportamento personale. Sono più di altre l’importanza data ai feedback ed alla rielaborazione, la capacità di tollerare le frustrazioni, la spinta al ritentare, le capacità fondamentali nell’orientare il nostro successo.

Il fallimento coinvolge la persona su più livelli: cognitivo, comportamentale, emotivo e somatico.

Il fallimento è fondamentale per la definizione della propria autostima

Il fallimento è necessario alla definizione della propria autostima. Evitare potenziali fallimenti potrebbe significare anche puntare a non allargare il confine del proprio valore.

In un fallimento possono anche agire elementi esterni. Attribuire a se stessi tutte le responsabilità dell’esito delle proprie azioni potrebbe quindi essere una distorsione irreale e distruttiva nei confronti del proprio valore percepito. 

Ci sono diversi approcci al fallimento

C’è chi il fallimento lo evita, chi ha la tendenza ad essere perfetto, chi lo nega nonostante l’evidenza, chi non lo considera, chi segue regole e standard alla lettera, chi lo sperimenta in continuazione, chi lo utilizza e lo considera risorsa.

C’è anche chi, in funzione di preservare la propria autostima, arriva ad adottare strategie autolesive, sabotando la propria prestazione in modo da ricavarne una giustificazione rispetto ad un eventuale esperienza di fallimento.

E’ il caso dello scacchista francese Deschapelles, che a cavallo tra il 1700 ed il 1800 giocava con gli avversari fornendo loro un vantaggio, l’avere un pedone in più ed il beneficio della prima mossa. Questo gli consentiva di giustificare eventuali sconfitte e raccogliere ricavarne importanti gratificazioni se vinceva. In entrambi i casi questa strategia avrebbe mantenuto l’autostima intatta.

Alcune aziende ci danno preziosi spunti 

Il tema del fallimento è affrontato talvolta anche in contesto aziendale. 

Ce ne parla Salim Ismail in Exponential Organizations, presentandoci 4 approcci al tema:

  1. Il fallimento non è contemplato e compromette le possibilità di carriera. Questo accade nella Nasa ed è ben rappresentato dal motto “failure is not an option”.
  2. Fallimento e rischio sono incoraggiati solo formalmente, senza alcun monitoraggio e quantificazione, con un approccio laissez-faire.
  3. Fallimento e assunzione di rischio sono ammessi e monitorati, ma strettamente limitati o confinati. Questo accade in Lockhee Skunk Works.
  4. Fallimento e assunzione di rischio sono presenti, misurati e esaltati in tutta l’organizzazione. Questo accade in Amazon, Google, Tata e P&G. 

Alcune organizzazioni hanno approcci particolarmente virtuosi, dai quali poterne trarre spunto:

  • P&G premia con “heroic failure award” il dipendente che ha conseguito il maggiore fallimento che ha generato la maggiore intuizione. Riconosce al fallire il potere generativo ed innovativo, legittimando la caduta in funzione del ricavarne nuovi spunti.
  • Tata con il “dare to try” riconosce i manager che si sono presi il rischio maggiore. Non incoraggia e celebra ogni errore o fallimento, ma nel caso ci siano stati da parte di un team strategia, pensiero commerciale, etico e legale, evitando di rifare vecchi errori, il fallimento può essere celebrato per aver offerto un insegnamento.
  • Apple lancia hardware solo quando sono perfetti. Ci trasmette l’idea che fallire su qualcosa d’importante potrebbe comportare disastri per azienda, società e persone, al pari di un reattore nucleare. E non possiamo che concordare che in base al contesto ed al rischio va anche scelto il differente approccio da avere al fallimento.
  • Intermountain Healthcare, complesso di 23 ospedali nello Utah ha attivato un sistema di analisi delle deviazioni dai protocolli, fonti di potenziali pericoli, condividendo i dati da parte del personale sanitario. L’obiettivo è prevedere e minimizzare ulteriori errori, o apprendere se eventuali deviazioni non possano essere addirittura fonte di miglioramento nelle tecniche di cura. Dall’errore si apprende cosa evitare o cosa innovare, con uno spirito di condivisione.
  • Enel attua alcune azioni per il riconoscimento del valore degli errori ed il coraggio delle persone che ne parlano con trasparenza pubblicamente. E’ per tale ragione che propone il “best failure award”. L’obiettivo è sensibilizzare sulla cultura del fallimento come occasione di crescita ed opportunità di innovazione e sperimentazione. Viene premiato chi sbaglia, per valorizzarne il coraggio nel mettersi in gioco e legittimare il parlarne, anche in caso di esito negativo.
  • Google adotta talvolta in fase di progettazione la tecnica “pre-mortem” di Gary Klein. E’ un esercizio preliminare per confrontarsi su tutti i possibili modi in cui un progetto potrebbe fallire, in modo da potenziarlo. Google dà anche valore all’analisi del fallimento “post-mortem”, quando un progetto è stato attuato, venendo valutato. I potenziali fallimenti sono ritenuti fonte di dati dai quali l’intera organizzazione può imparare e crescere.

Molte di queste aziende ci dimostrano che “sbagliando si impara”.

E tu in quale modello ti riconosci?

Il fallimento lo eviti, lo incoraggi senza analizzarlo, lo ammetti e monitori, perseveri senza analizzarlo e cambiare comportamento, o addirittura lo riconosci ed esalti in funzione del migliorare?

Coco Chanel sosteneva che “la forza si costruisce sui fallimenti, non sui propri successi.” ed il suggerimento che desidero darti con questo articolo è di concederti di non essere per forza perfetta/o, e di “cadere” pure in quei contesti dove non c’è il rischio di farsi male veramente. Potrebbe fornirti del materiale prezioso ed utile nello svelarti benefici che non avevi ancora considerato.